Dati relativi alla coltivazione di agrumi biologici

Dati relativi alla coltivazione di agrumi biologici 3

Un fattore importante che caratterizza in maniera significativa la filiera agrumicola è rappresentato dalle – piuttosto recenti –  conversioni dei terreni in biologico, con tecniche di coltivazione ispirate al rispetto dell’ambiente e della salute umana. Infatti, dai dati forniti dal Sistema Nazionale d’Informazione sull’agricoltura biologica (Sinab), risalenti all’anno 2017, si può osservare un’estensione terriera confacente alle caratteristiche Bio pari a 36 mila ettari, della quale già 25 mila in produzione (precisamente 18 mila ettari di aranceti e 7 mila di limoneti), ed altri 10 mila ettari in fase di conversione. (SINAB, 2017)

Rapportando tali dati con quelli risultanti dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), relativi all’estensione delle produzioni agrumicole biologiche coltivate in Italia, si può rilevare che tale comparto agricolo specializzato incide per il 25% sul totale delle superfici destinate alle coltivazioni di agrumi. (Istat, 2017)

D’altro canto, in una prospettiva commerciale più ampia relativa al mercato agrumicolo mondiale, non è da tacere che l’Italia rappresenta il primo Paese al mondo nella produzione di prodotti agrumicoli di tipo biologico, con una superficie coltivata pari a quasi 40mila ettari. L’Italia è uno dei principali coltivatori al mondo di cibi biologici con un giro d’affari che cumulativamente conta quasi 100 miliardi di dollari.E non è cosa da poco. Soprattutto se si considera il fatto che al secondo posto, nella classifica della produzione agrumicola mondiale, troviamo il Messico, paese dotato di una superficie coltivabile estremamente più estesa rispetto quella Italiana, ma riservata solo in minima parte a tale coltivazione, con soli 12.570 ettari sul totale impiegati.

In sintesi, per avere ben chiara la percentuale di superficie coltivata, destinata dai vari paesi del mondo all’agricoltura biologica di agrumi, è possibile fare riferimento ad un grafico esemplificativo. (Truenumbers, 2017)[1]

Come anticipato, al primo posto troviamo l’Italia con una superficie coltivata pari al 45% rispetto alla produzione mondiale, nonostante la modesta estensione territoriale della penisola. A seguire il Messico, con il 14,31% e in terza posizione la Spagna con il 13,77%. Altri paesi, come gli Stati Uniti o la Cina, che potrebbero usufruire di una superficie terriera da destinare alle coltivazioni agrumicole ben più ampia, al contrario, si assestano in posizioni più marginali, con non più di cinque mila ettari utilizzati a tal fine e con una media del solo 5% nella produzione di mandarini e arance biologiche.

Sulla base di tali dati, è intuitivo che l’aspetto che rende di grande interesse il settore dell’agrumicoltura “Bio” in Italia è rappresentato indubbiamente dall’export, dato che, in base ai dati ISTAT, ben l’80% della produzione agrumicola nazionale è destinata all’esportazione verso i mercati esteri europei.

In più, relativamente all’attività di esportazione, vi è da sottolineare che dal 2019, in Italia, si è avviata una procedura di commercializzazione anche verso la “via della seta”, cioè la Cina, mettendo a disposizione gli aerei come mezzo di trasporto. Di conseguenza, il risultato di questa ulteriore meta commerciale farà in modo che la percentuale di prodotti esportati possa beneficiare di un ulteriore aumento.

Tali dati relativi all’export agrumicolo risultano nettamente controtendenza rispetto a quelli relativi alle produzioni agricole convenzionali, che contano invece solo l’8% di Export.


[1] Fonte: FiBl/IFOAM, “The World of Organic Agriculture: Statistics and Emerging Trends



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